L’azione nella sfera della cultura attiva

come Grotoskij, Brook, Schechner, Suzuki ed altri che hanno dei precursori in Stanislavskij, Delsarte, Mejerchl’d e persino in Artaud, hanno reagito o contro agito. Prendiamo per esempio, alcune idee di Grotowski: il passo citato proviene da un’intervista che ha rilasciato a “Trybuna Ludo”:

Schermata 2015-09-30 alle 08.26.30

L’azione nella sfera della cultura attivita, quella cioè che dà la sensazione di portare a compimento la propria vita, ampliare il proprio campo d’azione, è di fatto il bisogno di molti, ma continua ad essere il dominio di pochissimi. La cultura attiva è coltivata, ad esempio, da uno scrittore quando scrive un libro. Noi la coltivavamo quando stavamo preparando delle performance. La cultura passiva (che è ricca e importante sotto aspetti di cui non è facile discutere proprio in questa occasione) è una relazione con ciò che è un prodotto della cultura attiva, vale a dire leggere, assistere a una performance o ad un film, ascoltare la musica. In certe dimensioni che possiamo chiamare di laboratorio, noi stiamo lavorando sui mezzi per estendere la sfera della cultura attiva. Quello che è il privilegio di pochi, può anche diventare il patrimonio di altri. Non sto parlando di una produzione di massa di opere d’arte, ma di una sorta di esperienza creativa personale, che ha un’influenza non indifferente sulla vita privata di un individuo o sulla sua vita con altri. [Poi Grotowski afferma esplicitamente il punto di vista secondo cui recitare è essere, e non rappresentare]. Lavorando nel campo del teatro e preparando spettacoli per molti anni, ci siamo avvicinati passo passo a una tale concezione dell’uomo/attore attivo, dove l’importante non era recitare la parte di qualcun altro ma essere se stessi, essere con qualcuno, o essere in relazione, come diceva una volta Stanislavskij.

 

 

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